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SASSARI (SS) – Il Ministero ha autorizzato il mega impianto di accumulo a batterie “Truncu Reale 2”, il Comune di Sassari aveva espresso parere contrario e adesso Sardegna Al Centro 20 Venti chiede al sindaco Giuseppe Mascia di mettere le carte sul tavolo. Cosa ha fatto concretamente l’amministrazione comunale durante l’iter? Quali contestazioni ha presentato? E soprattutto: dopo il decreto ministeriale, Palazzo Ducale intende valutare un ricorso o altri strumenti per provare a fermare il progetto?
Sono le domande poste dal Coordinamento Metropolitano di Sassari di Sardegna Al Centro 20 Venti, dal coordinatore Manuel Alivesi e dalla capogruppo in Consiglio comunale Alessandra Corda. E la questione non resta soltanto sul terreno delle dichiarazioni politiche: Corda ha depositato un’interpellanza al sindaco e alla Giunta, chiedendo una risposta in Consiglio comunale su dieci punti che riguardano l’iter autorizzativo, il PUC, la tutela archeologica, l’eventuale impugnazione del decreto e le prossime mosse dell’amministrazione.
Al centro della vicenda c’è il progetto BESS “Truncu Reale 2”, un sistema di accumulo elettrochimico previsto nel territorio comunale di Sassari, in località Truncu Reale.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, attraverso il decreto n. 227 del 7 settembre 2026, ha autorizzato il progetto, che prevede una potenza complessiva di circa 103,95 MW, oltre alle opere di connessione alla rete elettrica e ai relativi cavidotti. Il decreto e la potenza dell’impianto trovano conferma anche nelle fonti specializzate che hanno seguito i provvedimenti ministeriali.
Ed è proprio il via libera arrivato da Roma a riaprire un confronto che a Sassari era già iniziato durante il procedimento autorizzativo.
Dalla documentazione richiamata da Sardegna Al Centro emerge infatti che il Comune di Sassari aveva espresso nel 2025 parere contrario all’intervento.
Tra le questioni sollevate dall’amministrazione comunale figuravano la disciplina urbanistica dell’area interessata e la presenza di un sito archeologico. Nell’interpellanza viene inoltre ricordato che anche la Regione Sardegna aveva espresso pareri contrari nell’ambito del procedimento.
Il decreto ministeriale ha però superato quelle contrarietà e autorizzato il progetto.
È esattamente su questo passaggio che Alivesi e Corda chiedono ora chiarezza.
«Il punto politico – sottolinea Manuel Alivesi – è proprio questo: il Comune ha espresso un parere contrario, ma oggi quel parere è stato superato dal procedimento statale».
Il coordinatore di Sardegna Al Centro richiama quindi le dichiarazioni del sindaco Mascia sull’attuale debolezza degli enti locali di fronte a questo tipo di procedimenti.
«Il Sindaco afferma che gli enti locali sono “disarmati e impotenti”. Noi chiediamo di sapere se questa impotenza sia davvero definitiva o se esistano ancora strumenti amministrativi e giudiziari che l’Amministrazione possa e debba attivare».
Per Sardegna Al Centro, dunque, il parere contrario espresso dal Comune non può rappresentare l’ultimo atto della vicenda.
Il Coordinamento chiede a Mascia e alla Giunta di rendere pubblici e conoscibili ai cittadini gli atti e i pareri adottati dal Comune nell’ambito della Conferenza dei Servizi, le osservazioni formulate, le contestazioni presentate e gli eventuali atti di opposizione successivi.
Ma vuole conoscere anche ciò che è accaduto dopo il decreto ministeriale.
La richiesta riguarda le eventuali valutazioni giuridiche già effettuate dall’amministrazione, la possibilità di impugnare il provvedimento davanti al giudice amministrativo e qualsiasi altra iniziativa che possa essere utilizzata per tutelare gli interessi urbanistici, ambientali, paesaggistici e archeologici del territorio sassarese.
Non si tratta, quindi, semplicemente di chiedere al sindaco se sia favorevole o contrario all’impianto. Quella posizione è già nota. La domanda posta da Sardegna Al Centro è un’altra: quali atti concreti intende adottare adesso il Comune?
La capogruppo Alessandra Corda ha trasformato questa richiesta politica in un atto istituzionale, depositando un’interpellanza indirizzata al sindaco Giuseppe Mascia, al presidente del Consiglio comunale e all’assessore al Patrimonio.
Nel documento viene ricordato che l’autorizzazione statale, secondo quanto riportato negli atti richiamati dall’interpellanza, produce effetti rilevanti sul territorio e comporta anche dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità nonché variante urbanistica.
Si apre inoltre la fase successiva del procedimento, che comprende progettazione esecutiva, eventuali espropri e realizzazione delle opere.
Per Corda diventa quindi necessario capire immediatamente se esistano ancora termini, presupposti e strumenti giuridici per contestare il decreto.
L’interpellanza entra nel merito e pone dieci quesiti precisi all’amministrazione.
Corda chiede innanzitutto quali atti siano stati adottati dal Comune durante il procedimento autorizzativo, con particolare riferimento alla Conferenza dei Servizi e al parere contrario espresso da Sassari.
Vuole poi sapere se siano state presentate specifiche contestazioni sulla compatibilità dell’impianto con il PUC vigente e, soprattutto, quali risposte siano arrivate dal Ministero.
Un altro punto riguarda il patrimonio archeologico: l’interpellanza domanda se il Comune abbia formalmente segnalato la presenza del sito archeologico e quali misure di tutela siano state richieste.
Ma il cuore politico dell’atto riguarda quello che potrebbe accadere ora.
Corda domanda se, dopo il decreto MASE n. 227/2026, Palazzo Ducale abbia acquisito una relazione dell’Avvocatura comunale o il parere di consulenti legali sulla possibilità di un’impugnazione.
E chiede esplicitamente se l’amministrazione intenda proporre ricorso davanti al giudice amministrativo.
Qualora la risposta fosse negativa, Sardegna Al Centro vuole conoscere le specifiche ragioni giuridiche e processuali che renderebbero questa strada non percorribile.
C’è poi un problema di tempi.
L’interpellanza chiede se il Comune abbia già verificato i termini per l’eventuale impugnazione del decreto e la possibilità di richiedere misure cautelari o di utilizzare ulteriori strumenti di tutela.
Per questo Corda domanda al sindaco di riferire in Consiglio comunale anche sui termini eventualmente ancora decorrenti e sulle iniziative già avviate dagli uffici.
Il gruppo consiliare vuole inoltre sapere se Palazzo Ducale intenda acquisire integralmente gli atti del procedimento e renderli conoscibili al Consiglio comunale.
L’obiettivo dichiarato è evitare che una vicenda con conseguenze potenzialmente rilevanti per il territorio venga affrontata senza una piena conoscenza degli atti da parte dell’assemblea cittadina.
Uno dei passaggi più delicati riguarda proprio il Piano urbanistico comunale.
Sardegna Al Centro richiama le affermazioni del sindaco Mascia secondo cui l’area interessata sarebbe classificata dal vigente PUC come area agricola e un’eventuale modifica della destinazione urbanistica avrebbe dovuto coinvolgere il Consiglio comunale.
Per Alivesi e Corda non è un dettaglio.
«È un’affermazione politicamente e giuridicamente rilevante. Per questo vogliamo sapere come sia stata affrontata questa specifica questione nel procedimento ministeriale e se il Comune abbia contestato formalmente la compatibilità dell’intervento con la pianificazione urbanistica comunale».
Nell’interpellanza viene chiesto anche come l’amministrazione intenda affrontare gli effetti della variante urbanistica derivante dall’autorizzazione statale rispetto al PUC e alle prerogative dello stesso Consiglio comunale.
Sardegna Al Centro chiede quindi che la questione non rimanga circoscritta ai rapporti tra gli uffici comunali e il Ministero.
Corda vuole sapere se il sindaco intenda coinvolgere formalmente il Consiglio comunale nella valutazione delle conseguenze urbanistiche, territoriali e ambientali dell’impianto.
E domanda quali iniziative il Comune intenda assumere, anche in raccordo con la Regione Sardegna, per tutelare il territorio e garantire il rispetto dei vincoli urbanistici, ambientali, paesaggistici, archeologici e di sicurezza.
Alivesi e Corda precisano però un punto: la loro posizione non viene presentata come un’opposizione di principio alla transizione energetica.
«La Sardegna deve contribuire alla modernizzazione del sistema energetico – sostiene Sardegna Al Centro – ma questo non significa che il territorio debba essere considerato semplicemente un luogo nel quale collocare infrastrutture decise altrove».
Secondo il Coordinamento, ogni intervento deve essere valutato rispettando la pianificazione e le peculiarità ambientali, paesaggistiche e archeologiche, senza mettere in secondo piano gli interessi delle comunità locali.
È qui che la vicenda del BESS di Truncu Reale assume per il movimento una dimensione che supera il singolo impianto: il tema diventa quello del peso riconosciuto ai territori nelle decisioni sulle grandi infrastrutture energetiche.
La conclusione del Coordinamento è netta.
«Il Comune di Sassari non può limitarsi a prendere atto di una decisione assunta a Roma dopo aver espresso un parere contrario».
Se esistono ancora strumenti per contestare il decreto, sostiene Sardegna Al Centro, devono essere valutati immediatamente. Se invece l’amministrazione ritiene che non esistano margini concretamente percorribili, dovrà spiegare ai cittadini quali siano gli impedimenti giuridici.
Alivesi e Corda chiedono dunque trasparenza sugli atti, chiarezza sulle responsabilità e una precisa assunzione di responsabilità politica sulle prossime iniziative.
Il messaggio rivolto al sindaco Mascia chiude il cerchio: «Non basta dire “Sassari non è stata ascoltata”. Occorre spiegare ai sassaresi che cosa è stato fatto per farsi ascoltare e che cosa si intende fare, adesso, per difendere le ragioni della città».
