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GONNESA (SU) – Non è più soltanto una manifestazione. A Nuraxi Figus, davanti alla Carbosulcis, la contestazione contro il progetto Digital Vault Sulcis sta assumendo la forma di un presidio e, contemporaneamente, sta diventando un punto di incontro tra comitati e movimenti provenienti da diverse aree della Sardegna.
Il presidio è iniziato dopo la mobilitazione del 25 ottobre, promossa dal Comitato Nuraxino per la Difesa dell’Ambiente. Il presidente Giancarlo Ballisai ha dichiarato di aver presentato una richiesta di accesso agli atti per conoscere nel dettaglio il progetto, lamentando la scarsità di informazioni a disposizione delle comunità interessate.
Al centro della contestazione c’è Digital Vault Sulcis, il programma promosso da Energy Vault Sulcis S.r.l., controllata indirettamente da Energy Vault Holdings Inc., per la realizzazione nell’ex miniera di Monte Sinni di un data center Edge AI integrato con infrastrutture per produzione e accumulo di energia rinnovabile.
Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha riconosciuto al programma carattere di preminente interesse strategico nazionale. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’investimento previsto è di circa 1,49 miliardi di euro, con una capacità iniziale del data center fino a 30 MW e una stima di circa 400 posti di lavoro annui, tra occupazione diretta e indotto, una volta a regime.
La Regione Sardegna sostiene il progetto come parte del processo di riconversione industriale del sito minerario. L’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani lo ha collegato alla valorizzazione delle aree minerarie dismesse, all’innovazione tecnologica, all’intelligenza artificiale, al cloud computing e alla creazione di nuova occupazione qualificata.
Sul territorio, però, la lettura è molto diversa.
SURRA, presente a Nuraxi Figus, ha espresso sostegno al Comitato Nuraxino e ha annunciato la propria partecipazione al presidio permanente. Nel post diffuso sui social il movimento contesta il modello di sviluppo legato ai grandi investimenti esterni e descrive il Sulcis Iglesiente come un territorio che avrebbe già pagato un prezzo molto elevato alle precedenti stagioni di industrializzazione e sfruttamento delle risorse.
Ma dal presidio sta emergendo anche una riflessione che va oltre il singolo progetto.
A lanciarla è Sergio Porceddu, del Comitato Is Urigus, che dopo la giornata di Nuraxi Figus ha rivolto un appello pubblico alle numerose realtà territoriali dell’Isola: superare l’isolamento delle singole vertenze e costruire un coordinamento stabile tra i comitati sardi.
«Le nostre battaglie sono legate fra loro», scrive Porceddu, sottolineando come in numerose zone della Sardegna esistano comunità mobilitate per la difesa del territorio, dell’ambiente, della salute e delle prospettive future.
Da qui l’invito:
«Comitati della Sardegna, è ora di unirci».
La proposta non è quella di cancellare le differenze tra movimenti, né di creare un’unica organizzazione centralizzata. Al contrario, Porceddu precisa che ogni comitato dovrebbe continuare a mantenere la propria autonomia e a occuparsi delle problematiche specifiche del territorio in cui opera.
Ciò che propone è invece una rete capace di condividere informazioni, esperienze, competenze e iniziative.
«Incontriamoci al più presto, mettiamoci attorno a un tavolo e costruiamo un coordinamento comune», è l’appello rivolto alle altre realtà dell’Isola.
Secondo Porceddu, l’obiettivo dovrebbe essere quello di sostenersi reciprocamente ogni volta che una comunità si trova ad affrontare una grande trasformazione territoriale.
«Quando è in pericolo una parte della Sardegna, siamo tutti chiamati a reagire», sostiene.
Un passaggio particolarmente significativo riguarda proprio il rapporto tra autonomia locale e forza collettiva:
«Ogni comitato continuerà a essere autonomo e a difendere la propria comunità, ma insieme potremo far sentire una voce molto più forte».
Il ragionamento tocca uno dei nodi più evidenti delle mobilitazioni territoriali sarde degli ultimi anni.
Eolico, fotovoltaico, discariche, servitù militari, infrastrutture energetiche, coste, espropri, industrie e grandi progetti producono spesso comitati diversi, nati in momenti differenti e concentrati su territori specifici.
La capacità di trasformare queste esperienze in una rete permanente è invece molto più complessa.
È proprio per questo che l’appello partito da Nuraxi Figus assume un significato che supera il caso Digital Vault Sulcis.
Porceddu invita infatti comitati, associazioni e cittadini a incontrarsi e a costruire strumenti comuni, mantenendo come limite dell’azione quelli «democratici e legali».
La richiesta è anche quella di ampliare l’informazione:
«Sensibilizzare, far conoscere ciò che sta accadendo, informare e coinvolgere».
Non soltanto manifestazioni, dunque, ma circolazione dei documenti, conoscenza dei progetti e capacità di mettere in comune le competenze maturate nelle singole vertenze.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti di ciò che sta accadendo a Nuraxi Figus.
Perché il presidio potrebbe diventare non soltanto il luogo di opposizione a un progetto specifico, ma anche un laboratorio nel quale differenti esperienze territoriali iniziano a interrogarsi sulla possibilità di coordinarsi.
Sui social è intanto partita una mobilitazione per sostenere materialmente il presidio, con appelli alla partecipazione, alla presenza fisica e alla raccolta di acqua, cibo, legna e materiali necessari alle persone che rimangono sul posto.
Sul progetto è intervenuto anche l’ex presidente della Regione ed ex parlamentare Mauro Pili, che ha pubblicato una lunga analisi fortemente critica sulla struttura societaria e finanziaria dell’operazione.
Alcuni dei dati finanziari richiamati trovano riscontro nei documenti ufficiali depositati da Energy Vault Holdings alla Securities and Exchange Commission statunitense.
Al 30 giugno 2026 Energy Vault Holdings riportava un deficit accumulato di circa 549,6 milioni di dollari, una perdita netta di circa 62,2 milioni di dollari nel primo semestre dell’anno, circa 84,4 milioni di dollari assorbiti dalle attività operative e un patrimonio netto degli azionisti sceso a circa 6,9 milioni di dollari, rispetto ai 67,5 milioni di fine 2025.
Questi numeri, tuttavia, non dimostrano automaticamente che il progetto Digital Vault Sulcis sia privo di copertura finanziaria o destinato a non essere realizzato. Indicano piuttosto una situazione finanziaria della capogruppo che merita di essere valutata insieme alla struttura di finanziamento specifica dell’investimento, ai soggetti finanziatori e alle garanzie eventualmente previste.
È proprio su questo punto che la richiesta di trasparenza assume rilievo.
La prima convenzione pubblica tra Carbosulcis ed Energy Vault riguardava soprattutto attività di ricerca, prototipazione e verifica della fattibilità di sistemi gravitazionali di accumulo energetico nel sottosuolo minerario.
L’attuale Digital Vault Sulcis rappresenta quindi un’evoluzione molto più ampia rispetto a quel primo percorso sperimentale.
Ed è qui che la vicenda di Nuraxi Figus diventa qualcosa di più di una protesta contro un data center.
Le domande che emergono sono le stesse che accompagnano molte delle grandi trasformazioni territoriali della Sardegna:
Chi decide? Chi autorizza? Quali atti regolano l’utilizzo dei terreni pubblici? Quali investimenti sono già finanziati e quali sono ancora programmati? Quali ricadute occupazionali sono certe e quali soltanto stimate? Quali infrastrutture energetiche, idriche e digitali saranno necessarie? E quali strumenti hanno i cittadini per conoscere tutto questo prima che le decisioni diventino definitive?
Ma l’appello di Sergio Porceddu aggiunge un’altra domanda:
può una Sardegna attraversata da decine di vertenze continuare ad affrontarle ciascuna separatamente?
È un interrogativo che sembra riprendere quasi alla lettera uno dei temi centrali della seconda edizione di Una terra, molte bandiere.
Il libro nasce proprio dall’osservazione di una Sardegna nella quale esistono decine di comitati, coordinamenti, associazioni ambientaliste, movimenti sardisti, organizzazioni indipendentiste e gruppi spontanei.
Tutti impegnati, in modi differenti, nella difesa di qualcosa che riguarda l’Isola.
Eppure raramente con una voce comune.
Il caso Digital Vault Sulcis è nato dopo la chiusura dell’edizione e non è quindi trattato nel volume.
Ma la domanda resta sorprendentemente attuale:
una terra può avere cento bandiere. Ma quando quella terra è in gioco, è possibile continuare a difendere ciascuno soltanto la propria?
Il presidio di Nuraxi Figus potrebbe diventare anche il luogo nel quale provare a dare una risposta.
E il metodo, prima ancora della posizione politica, resta lo stesso:
– cercare le carte.
– Condividere le informazioni.
– Distinguere i fatti dalle dichiarazioni.
– Capire chi decide, chi autorizza, chi paga, chi guadagna e chi controlla.
📖 Una terra, molte bandiere – Inchiesta sulla Sardegna tra risorse, conflitti e futuri possibili, seconda edizione.
Copertina libro “Una terra molte bandiere” – Seconda edizione
