4 Novembre 2026
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In un mondo attraversato da guerre, tensioni geopolitiche e contrapposizioni culturali, il dialogo tra le religioni torna a essere una questione che riguarda non soltanto la spiritualità, ma anche la convivenza tra i popoli e il futuro delle istituzioni internazionali. È da questa prospettiva che Galtellì, piccolo centro della provincia di Nuoro, si prepara ad accogliere la seconda Convention mondiale “Verso l’ONU delle religioni”, in programma il 6 e 7 novembre nella sala Anfiteatro. L’obiettivo è ambizioso: mettere attorno allo stesso tavolo le grandi tradizioni religiose, le culture laiche, il mondo accademico e le istituzioni, per elaborare proposte comuni da sottoporre alle Nazioni Unite, all’Unione Interparlamentare e ai Parlamenti del mondo. Un percorso che punta a dare una voce condivisa a comunità spirituali e culturali diverse, chiamate a confrontarsi sui temi della pace, dei diritti umani, della libertà religiosa e della prevenzione dei conflitti.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Istituto delle Culture Religiose per l’Umanità e la Pace “Demetrio Marco De Luca – Siamo tutti fratelli”, presieduta da Angelo Rojch, con Francesco Beltrame Quattrocchi alla guida dell’Alto Comitato. Il progetto riprende il pensiero del professor Demetrio Marco De Luca, filosofo e studioso delle culture religiose, scomparso nel 2022, che per decenni ha lavorato al confronto tra religioni, istituzioni e mondo accademico.
Sei proposte per un dialogo che guarda al mondo
Al centro della Convention ci sono sei proposte strategiche: la creazione di un Parlamento delle culture religiose, una Magna Charta condivisa, un Codice etico universale, un nuovo ruolo dell’ONU nella tutela delle minoranze religiose, la questione dello status delle religioni monoteistiche a Gerusalemme e il contributo delle culture religiose alla risposta alle crisi etiche della società contemporanea, con particolare attenzione alle giovani generazioni. Non si tratta soltanto di un confronto tra confessioni. La presenza delle culture laiche e di studiosi di diversi ambiti intende allargare il dibattito ai valori comuni che possono sostenere una convivenza pacifica, al di là delle appartenenze religiose. Tra le adesioni annunciate figurano quelle del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, e del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Il programma prevede inoltre la partecipazione di rabbini, imam, rappresentanti cristiani, buddisti e umanisti, insieme a esponenti delle istituzioni italiane e internazionali.
I lavori saranno articolati in sessioni dedicate alla definizione delle proposte e alla costituzione di gruppi di lavoro tematici. Tra i partecipanti figurano l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, il rettore emerito dell’Università di Sassari Attilio Mastino, il presidente di Religions for Peace Italia Luigi De Salvia e Tulia Ackson, già presidente dell’Unione Interparlamentare.
La Sardegna come ponte tra Europa e Mediterraneo
Accanto alla dimensione religiosa e diplomatica, il progetto guarda anche al ruolo geografico e culturale della Sardegna. Angelo Rojch propone la creazione di un Centro euro-mediterraneo, comprendente 29 Paesi, e di una piattaforma Sardegna Mediterranea, con l’intento di valorizzare l’isola come luogo di incontro tra Europa e Africa e di dare nuove prospettive anche alle aree interne. La scelta di Galtellì assume, in questa prospettiva, un significato simbolico. La storia religiosa del paese, il Crocifisso miracoloso e la tradizione dei pellegrinaggi costituiscono il contesto nel quale i promotori intendono collocare un progetto che aspira a superare le divisioni e a costruire occasioni di riconciliazione.
Il programma proseguirà sabato 7 novembre con un confronto dedicato al Centro euro-mediterraneo e alla piattaforma Sardegna Mediterranea, al quale prenderanno parte rappresentanti delle istituzioni regionali, delle università, del mondo economico e delle organizzazioni europee. Le proposte elaborate durante la Convention saranno successivamente sviluppate e sottoposte a un ulteriore confronto internazionale. È prevista, nel marzo 2027, una tavola rotonda mondiale per l’esame e l’approvazione dei temi strategici.
Nove statue in basalto per raccontare le religioni
Il percorso di dialogo immaginato dai promotori non si fermerà alle sale del convegno. Domenica 8 novembre, alle 9.30, sarà presentato il progetto della Via dei Simboli delle Culture Religiose, un itinerario monumentale che prevede nove statue in basalto dedicate ai simboli delle diverse tradizioni spirituali. Il percorso dovrebbe svilupparsi nell’area della cattedrale di San Pietro, integrandosi con il Museo a cielo aperto della Civitas Galtellina, dedicato alla storia del Crocifisso de Los Milagros e al patrimonio religioso del paese. La pietra, materiale profondamente legato al paesaggio sardo, diventa così il supporto di un racconto sulla pluralità delle fedi e sulla possibilità di riconoscersi in valori comuni. Un progetto che unisce arte, memoria e spiritualità e che aspira a fare di Galtellì un luogo riconoscibile anche al di fuori dei confini regionali.
Dalla dimensione locale a quella internazionale, il messaggio che i promotori intendono affidare alla Convention è quello di una possibile alleanza tra culture religiose e laiche. Un percorso ancora da costruire, che a Galtellì cerca il proprio punto di partenza.

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