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Silvio Berlusconi e le tasse, la promessa di abbassarle a tutti e l’eredità raccolta da Forza Italia

Silvio Berlusconi e le tasse, la promessa di abbassarle a tutti e l’eredità raccolta da Forza Italia

Contenuto fornito dall’agenzia Adnkronos e pubblicato nell’ambito degli accordi di fornitura editoriale.

(Adnkronos) – Quel ‘meno tasse per tutti’, ripetuto in ogni circostanza utile, è sul piano economico la principale eredità lasciata da Silvio Berlusconi al centrodestra e, in particolare, a Forza Italia. Un principio di fondo, irrinunciabile nella visione berlusconiana, che il Cavaliere declinava in meno tasse sulle persone, meno tasse sulle imprese e meno tasse sul lavoro. Dall’abolizione dell’Imu all’abolizione della tassa di successione, passando per il bollo auto. Casa, ricchezza accumulata e beni di proprietà, a definire un perimetro che lo Stato non dovrebbe mai violare, come prescrive la regola numero uno del liberismo. Da questo punto di vista, tutta l’esperienza personale e politica di Silvio Berlusconi è stata sempre, rigorosamente, coerente. Una rapida sequenza di immagini rimaste nella storia della politica italiana scandisce l’era berlusconiana nel segno del taglio delle tasse. 

Si parte dalla discesa in campo, era il 1994, annunciata con il celebre video messaggio di nove minuti. C’è già tutto il disegno che avrebbe cercato di perseguire per i successivi vent’anni: l’introduzione di un’unica aliquota Irpef al 33% in sostituzione del sistema a scaglioni progressivi allora in vigore; la riduzione delle 200 tasse esistenti all’epoca a non più di 10; il taglio delle aliquote IVA ridotte a sole due categorie. Grazie a quelle promesse, due mesi più tardi, vince le elezioni battendo la ‘gioiosa macchina da guerra’ guidata dall’allora leader del Pds Achille Occhetto. 

È del 1999 la promessa solenne dell’abolizione della tassa di successione. Nel leggendario contratto con gli italiani firmato negli studi televisivi di Porta a Porta, con Bruno Vespa a fare da notaio, siamo nel 2001, Berlusconi insiste sull’abbattimento della pressione fiscale: torna l’abolizione della tassa sulle successioni e sulle donazioni ma il programma si arricchisce: “con l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui; con la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui; con la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui”.  

I mesi successivi sono un’altalena di annunci roboanti e nuove promesse. Il 5 luglio del 2002 annuncia: “Il Consiglio dei ministri che approverà oggi il Dpef darà anche il via libera alla riduzione delle tasse più grande della storia della Repubblica”. Di fronte alla platea di Confindustria, qualche mese più tardi, Berlusconi si lancia in una metafora calcistica: “Ora che l’economia verrà rilanciata con un deciso taglio delle imposte, l’Italia tornerà a vincere come il Milan, che vince e diverte”. E quando qualcuno mette in dubbio il percorso lui rilancia, sventolando sempre il patto con gli italiani: “Ho la speranza di arrivare al 23% e al 33% entro la fine della legislatura. Se non ci riuscirò, non mi ricandiderò”. A giugno dello stesso anno, deve però ammettere: “Se avessi avuto il 51% avrei già ridotto le tasse”. 

Risale alla campagna per le elezioni del 2006 l’annuncio a sorpresa dell’abolizione dell’Ici. Uno slancio che non riesce però ad assicurargli il successo, perché la maggioranza va all’Unione di Romano Prodi. Quando, nel 2008, il Cavaliere torna a Palazzo Chigi promette per la terza volta di abbattere la pressione fiscale. Poi, però, arrivano in rapida successione la crisi dei mutui subprime americani e quella del debito sovrano, con tutte le complicazioni che ne derivano. E Berlusconi, il 13 gennaio del 2010, è costretto ad ammettere: “La crisi non permette nessuna possibilità di riduzione delle imposte”. Il Cavaliere, dal governo Monti in poi, perde la sua centralità assoluta nello schieramento del centrodestra ma continua a spingere, senza soluzione di continuità, sul mantra della riduzione delle tasse. È del 2013 lo slogan più efficace per sintetizzare l’inflessibile deferenza di Berlusconi alla missione fiscale: “Primo punto, meno tasse. Secondo punto, meno tasse. Terzo punto, meno tasse”. 

Quello stesso slogan, identico, è tornato attualissimo oggi nelle parole con cui il leader di Forza Italia, vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, mantiene fermo il partito che guida nel solco della dottrina del Cavaliere: “Ecco, abbiamo una visione complessiva dell’economia: l’obiettivo è quello di far stare meglio i nostri cittadini. Siamo una forza credibile, affidabile, responsabile e quella questione della riduzione delle tasse è la strategia numero uno: meno tasse, meno tasse, meno tasse, come diceva Silvio Berlusconi”. (Di Fabio Insenga) 

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