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Sardegna, 24 persone decedute ancora senza identità: il nuovo Registro nazionale illustrato da Piscitelli

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Contenuto proveniente dal network Cagliari Live Magazine e pubblicato nell’ambito della condivisione editoriale interna.



Cagliari (CA) – Sono 24 i casi di persone decedute e ancora prive di un’identità accertata censiti in Sardegna nel nuovo Registro nazionale delle persone decedute non identificate, pubblicato online il 26 ottobre 2026 dall’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. Una realtà che attraversa oltre cinquant’anni di storia, con ritrovamenti avvenuti lungo le coste e nelle zone interne dell’Isola, e che emerge dall’analisi presentata dall’avvocato Gianfrancesco Piscitelli, presidente di Penelope Sardegna ODV e membro del direttivo nazionale di Penelope Italia ODV.
Il nuovo registro raccoglie le informazioni trasmesse dalle Prefetture e dalle forze di polizia, mettendo a disposizione dati che possono contribuire all’identificazione delle persone decedute e al confronto con le segnalazioni di scomparsa.
Secondo i dati illustrati da Piscitelli, a livello nazionale risultano 897 schede attive, delle quali 24 riguardano la Sardegna, pari al 2,68% del totale. L’Isola occupa l’undicesima posizione nella graduatoria nazionale riportata nel documento.
Ma dietro i numeri e i codici identificativi si trovano storie di persone delle quali, a distanza di anni, non è stato ancora possibile ricostruire l’identità.
«Per un’associazione come Penelope Sardegna ODV, che combatte ogni giorno a fianco delle famiglie delle persone scomparse, questo registro rappresenta una mappa dolorosa ma necessaria. Ogni riga, ogni codice identificativo, non è un semplice dato statistico, ma una persona che ha lasciato una famiglia nel limbo eterno dell’attesa e della mancata elaborazione del lutto. Identificare questi corpi significa restituire dignità ai defunti e dare, finalmente, una risposta a chi spera e soffre da anni», spiega Piscitelli.
L’analisi dei 24 casi censiti nell’Isola prende in esame ritrovamenti avvenuti tra il 1974 e il 2025. Il più lontano nel tempo risale al 30 agosto 1974, quando nella località di Santa Lucia, a Olbia, venne ritrovato un uomo indicato come trentenne. Tra gli effetti personali figuravano una radiolina con cuffiette e due paia di pantaloni.
Nel 1995, in località Managu, nel territorio di Bosa, vennero rinvenuti i resti di una donna di età stimata tra i 40 e i 45 anni. Secondo le informazioni riportate nella scheda, la morte sarebbe avvenuta alcuni mesi prima del ritrovamento.
Un altro caso risale al 30 dicembre 2007, quando alcuni speleologi individuarono un teschio e altri resti umani all’interno di una grotta in località Passarinos, a Orani. La data presunta della morte, secondo la documentazione, sarebbe compresa tra il 1960 e il 1980.
Numerosi ritrovamenti riguardano le acque e le coste della Sardegna, con casi registrati a Carloforte, Castelsardo, San Vero Milis, Posada e in altre località dell’Isola.
In diversi fascicoli sono presenti informazioni sugli indumenti, sulle caratteristiche fisiche e sugli oggetti personali rinvenuti. Elementi che, attraverso il confronto con le segnalazioni delle persone scomparse, potrebbero contribuire alle attività di identificazione.
Una radiolina, un paio di scarpe, un particolare capo di abbigliamento o un altro effetto personale possono rappresentare indizi importanti per ricostruire una storia rimasta senza nome.
Tra i casi più recenti figurano due ritrovamenti avvenuti nell’aprile 2025, rispettivamente nella località di Sa Pedra Ruggia, nel territorio di Bosa, e a Capo Frasca, ad Arbus.
L’analisi presentata dall’avvocato Piscitelli evidenzia anche la dimensione nazionale del fenomeno. Il Lazio registra 195 schede, seguito dalla Lombardia con 154 e dalla Campania con 93. La Sardegna, con 24 casi, rappresenta il 2,68% del totale censito.
Per Penelope Sardegna ODV, impegnata nell’assistenza e nel sostegno alle famiglie delle persone scomparse, il registro costituisce uno strumento importante per favorire il confronto tra le informazioni disponibili e individuare possibili corrispondenze tra i ritrovamenti e le denunce di scomparsa.
Il lavoro dell’associazione si concentra anche sull’analisi dei dettagli contenuti nei fascicoli, con l’obiettivo di individuare elementi che possano contribuire a restituire un’identità alle persone ancora sconosciute.
Nelle considerazioni conclusive del documento, Penelope Sardegna ribadisce il proprio impegno affinché ciascuna di queste 24 persone possa essere finalmente identificata, restituendo ai familiari la possibilità di conoscere la sorte dei propri cari e di avere un luogo nel quale ricordarli con il loro nome.

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