25 Settembre 2026
immigrati fontanella pubblica monastir

MONASTIR (CA) – Due uomini alla fontanella pubblica di Monastir, uno intento a rifornirsi d’acqua e l’altro che, pochi istanti prima, viene ripreso mentre urina contro il muro posteriore della struttura.

È l’ultimo video pubblicato nel gruppo Facebook “Monastir Inascoltata”, nato per raccogliere segnalazioni e testimonianze dei residenti sulle criticità che il paese sta vivendo parallelamente alla forte presenza di migranti nel centro di accoglienza.

Gli uomini vengono indicati nel post come migranti e presumibilmente collegati alla struttura di accoglienza, circostanza che tuttavia non è possibile verificare sulla sola base delle immagini.

Il filmato mostra la zona della fontanella pubblica, una struttura a forma di piccola casetta dotata di erogatori che, attraverso l’inserimento di monete, permettono ai cittadini di acquistare acqua naturale e frizzante. Proprio sul retro della struttura uno dei due uomini viene ripreso mentre urina contro il muro.

Ad accompagnare il video sono poche righe, ma dal tono eloquente: «Pipì e igiene…. Nella fontanella pubblica… mentre aspetto mia figlia che scenda da sola in un pullman con 35 risorse dentro».

Il filmato, al di là del singolo episodio, si inserisce in un clima che a Monastir sta diventando sempre più delicato. “Monastir Inascoltata” raccoglie da tempo fotografie, video e testimonianze attraverso le quali alcuni residenti chiedono maggiore attenzione sulla sicurezza, sul decoro e sulla gestione delle conseguenze che una struttura di accoglienza di queste dimensioni può produrre su un paese relativamente piccolo.

La protesta espressa dal gruppo non viene presentata dai suoi promotori come contrarietà all’accoglienza in quanto tale.

Il punto sollevato è soprattutto quello della sostenibilità della presenza del CAS e dell’hotspot rispetto alle dimensioni del territorio, insieme alla richiesta di poter vivere normalmente gli spazi pubblici e muoversi in sicurezza.

Già lo scorso agosto la sindaca Paola Ugas aveva espresso pubblicamente forte preoccupazione dopo che le presenze nel centro avevano raggiunto quota 800, sottolineando come una dimensione simile non potesse essere considerata ordinaria né diventare la normalità per Monastir senza una seria valutazione della capacità della struttura e delle ricadute sul territorio.

A inizio settembre, secondo i dati diffusi dal sindacato Anip-Italia Sicura, nella struttura erano presenti circa 650 persone, mentre la capienza indicata era di 380 posti complessivi: 290 nel CAS e 90 nell’hotspot. Anche il Siap aveva denunciato condizioni difficili all’interno del centro, chiedendo più personale e una soluzione alla contemporanea presenza di CAS e hotspot.

La questione ha superato anche i confini locali. Il 9 settembre è stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno sulla situazione di Monastir, nella quale vengono richiamate le segnalazioni sindacali sul sovraffollamento e sulla gestione della struttura.

Nel frattempo sui social continuano ad accumularsi le testimonianze dei cittadini.

Nel gruppo sono state pubblicate in precedenza immagini e segnalazioni riguardanti litigi, bivacchi e persone che attraversano a piedi la Statale 131 o superano i jersey che separano le carreggiate, comportamenti che espongono a rischi gli stessi pedoni e gli automobilisti in transito.

Alcune di queste situazioni erano già finite nelle cronache dei giorni scorsi, con residenti che avevano segnalato anche l’utilizzo improprio di fermate degli autobus e altri spazi pubblici.

A rendere ancora più teso il clima è arrivato quanto accaduto nella serata del 24 settembre, quando quattro cittadini stranieri ospiti della struttura sono stati aggrediti lungo la strada che conduce al centro.

Secondo la successiva ricostruzione dei Carabinieri, sei giovani li avrebbero raggiunti a bordo di due auto e colpiti con bastoni, spranghe e sassi. Un episodio grave, sul quale sono in corso gli accertamenti per definire responsabilità e dinamica, e che dimostra quanto sia necessario evitare che le tensioni sociali degenerino in violenza. Le prime cronache avevano riferito anche dell’intervento del 118 per alcuni feriti.

Il video della fontanella, dunque, non arriva nel vuoto e non rappresenta più un episodio che può essere liquidato come una semplice segnalazione social. Si aggiunge a una serie di criticità che da settimane vengono denunciate dai residenti e che riguardano il decoro degli spazi pubblici, la sicurezza e comportamenti potenzialmente pericolosi anche lungo la Statale 131.

Il problema, ormai, riguarda la capacità di Monastir di sostenere l’impatto di una struttura che ha raggiunto numeri molto elevati rispetto alle dimensioni del paese. Alle testimonianze raccolte nel gruppo “Monastir Inascoltata” si affiancano infatti le preoccupazioni espresse dall’amministrazione comunale, le denunce dei sindacati sul sovraffollamento e gli episodi di cronaca registrati nelle ultime settimane.

Sono elementi diversi, ma che messi insieme restituiscono un disagio sociale concreto e crescente, che non può essere ignorato né ridotto a una contrapposizione ideologica tra chi è favorevole e chi è contrario all’accoglienza. Il nodo è la gestione: numeri, controlli, sicurezza, rispetto delle regole e capacità del sistema di evitare che il peso delle criticità ricada quotidianamente sulla comunità locale.

È proprio questo il messaggio che emerge con maggiore forza dalle segnalazioni dei cittadini: Monastir chiede risposte. Chi vive nel paese rivendica il diritto a utilizzare serenamente gli spazi pubblici, percorrere le strade in sicurezza e non assistere al progressivo deterioramento della convivenza. L’accoglienza, per essere realmente sostenibile, non può prescindere dal rispetto del territorio che la ospita e delle persone che quel territorio lo vivono ogni giorno.

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