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No, non è stato sant’Elia Caprile  con il suo errore (una unicità nelle sue prestazioni,  sempre esemplari e spesso miracolose) a determinare il deludente pareggio del Cagliari col vice fanalino di coda Genoa. Il risultato di parità (3-3)  viene dalla inconsistenza palesata dalla squadra di Fabio Pisacane in diverse sue  componenti, a cominciare dalla difesa che prende gol sempre e ovunque. Se capita che un giorno l’attacco solitamente asfittico faccia addirittura tre gol, ci si mette la difesa, con la complicità del centrocampo, a prendere altrettante reti, vanificando così l’exploit di Borrelli ed Esposito, soprattutto il primo che nel suo giorno di gloria di marcature ne ha siglate due. Se non ci fosse stato Caprile – al di là dell’incidente di percorso finale – a evitare almeno altri tre gol del Genoa nella prima mezz’ora di gioco, sarebbe stata probabilmente una vendemmiata dei grifoni genoani.

 

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Il Cagliari, senza idee e anche abbastanza molle, è stato invece bravo a non buttarsi giù dopo essere andato per due volte in svantaggio . Ha farfugliato calcio a centrocampo, dove ancora una volta Prati ha mancato la prova d’appello e Deiola e Folorunsho hanno sbagliato molto,  e non ha mai preso in mano il pallino del gioco. Il Genoa ha fatto addirittura un figurone davanti ad avversari che non facevano paura.  Si sono rivisti i lanci lunghi dalla difesa alla ricerca delle spizzate di testa di  Borrelli che favorissero le aperture esterne o l’inserimento dei centrocampisti, ma se questo era il piano tattico studiato  prima della gara da Pisacane, non ha dato i frutti sperati.

 

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Il mister cagliaritano si è reso conto che il 4-2-3-1 iniziale soffriva notevolmente il 3-5-2 del Genoa,  ma è corso ai ripari quando per due volte la squadra è andata sotto. Ha stupito abbastanza che l’allenatore abbia rinunciato in partenza a Gaetano, l’unico giocatore del Cagliari in grado di inventarsi qualcosa di illuminante, oltretutto in crescita di condizione nelle ultime prestazioni. Quando infatti è entrato nel ruolo di simil play (Prati era già stato sostituito con Adopo), in  una ventina di minuti in campo ha innescato diverse volte le punte  e messo in mezzo palloni interessanti.  Che nessuno è stato in grado di sfruttare. Poi l’incidente di Caprile e la partita si è praticamente chiusa lì nonostante gli ultimi tentativi di assalto alla porta ospite.

 

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Un pareggio che non serve a nessuna delle due squadre, ma sicuramente fa più comodo agli ospiti che ai padron dica casa. Inutile che ci si giri attorno e che si cerchino attenuanti e di far apparire il bicchiere mezzo pieno.  Per il Cagliari era una partita da vincere, e non è stata vinta.  Nel dopo partita in sala stampa, Fabio Pisacane non si è nascosto. “Oggi mi concentro principalmente su cose  della squadra come i primi due gol. Una squadra come la nostra che gioca per la salvezza non può permettersi di  prendere questi gol. C’è da lavorare molto.  Le cose positive sono state la  reazione dopo le due volte  che siamo andati in svantaggio e i due gol di Borrelli, che il ragazzo si merita per il suo grande impegno in partita e negli allenamenti. Se c’è questa reazione dopo due gol presi vuol dire che la squadra è viva e questo è un valore. In una partita come questa ci sta che ci siano i mugugni dei tifosi, loro pagano  il biglietto e hanno diritto di esprimere anche il malcontento.  Ai ragazzi ho chiesto di non ascoltarli, di tapparsi le orecchie e andare sempre avanti senza abbattersi”.

 

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Elia Caprile, un incidente di percorso non scalfisce il suo grande valore

In sala stampa si è presentato anche, su sua stessa richiesta, Elia Caprile.  Precedentemente si era scusato con la curva Nord, ricevendo in cambio applausi e attestai di  inalterata stima.  “Mi sembra giusto che ci metta la faccia per il gol che ho preso per mia colpa. Chiedo scusa a tutti: ai compagni, al mister e soprattutto ai tifosi”. Un gesto molto apprezzato  quello del portierone, che testimonia la sua onestà e sensibilità.  «Bisogna assumersi le proprie responsabilità – detto Elia in conferenza stampa -, non farlo solo quando va bene. Vado avanti fra le cose belle e meno belle, da domani si ricomincia. Ringrazio i tifosi per gli applausi e per l’affetto che mi dimostrano sempre, ogni giorno e non solo stasera. Da domani si ricomincia».  Caprile i giorni scorsi è diventato papà. «Non si può descrivere, solo chi lo vive può provarlo fino in fondo. Sono molto fortunato, mio figlio e la mia ragazza stanno bene: sono fortunato di avere la mia famiglia che mi sostiene sempre. Passerò tutta la notte in ospedale con mio figlio e la mia fidanzata, da domani si ricomincia». Poi racconta il gol: «È stato un cross dove ho sbagliato la lettura e la palla è finita in porta, penso non ci sia molto da dire. Lo analizzerò col preparatore dei portieri, il colore inusuale dei nuovi palloni non c’entra nulla».

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Il presidente Giulini ha parlato dei soci americani entrati nel Cagliari Calcio

Prima di Pisacane e Caprile, in sala stampa si era presentato il presidente Giulini, cosa che avviene solo in circostanze eccezionali. Come appunto la novità assoluta degli americani che entrano nel Cagliari Calcio e il nuovo stadio che  ha mosso passi determinanti i giorni scorsi.  “Abbiamo praticamente finito l’aggiornamento del piano finanziario e vorremmo presentarlo in Comune prima di Natale, poi inizierà l’iter. Dopodiché se dovesse andare bene, e me lo auguro, si andrà al bando, iniziando poi con i lavori di demolizione del vecchio Sant’Elia e poi di costruzione del Gigi Riva”.

Infine l’ingresso nella proprietà, con una quota di minoranza del 40%,  del fondo americano Praxis Capital Management.  «Era da quasi un anno che parlavamo – ha raccontato Giulini -. Questo è un segnale di serietà, con una trattativa andata avanti a lungo senza che fosse uscito nulla sugli investitori. Adesso inizia una nuova era per il club, non sarò da solo e dividerò le responsabilità con altri. Il calcio è cambiato tantissimo in questi anni. Oggi ci sono tanti fondi di investimento, meno passione e più finanza. Anche per questo motivo, tra i tanti investitori che si sono susseguiti, ho scelto un vero tifoso del Cagliari come Maurizio Fiori: fin da bambino andava allo stadio, è un uomo di questa terra che in tutti gli anni all’estero sognava di tornare e poter dire la sua all’interno della sua squadra del cuore. Per me è più importante dei soldi avere al mio fianco un tifoso».

 

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