
Stavolta nessun rispetto per la vecchia signora del calcio italiano, oltraggiata sportivamente da un Cagliari irriverente che l’ha rispedita a casa con le pive nel sacco. Un evento straordinario quello di ieri notte alla Unipol Domus: la plebea squadra di Fabio Pisacane ha respinto l’aristocratica lady Juventus con un sofferto ma entusiasmante 1-0, mandando in visibilio tifosi presenti e tifosi lontani. Una vittoria dal peso incommensurabile, tre punti insperati ottenuti con grande spirito di sacrificio e soprattutto, diciamolo pure, una fortunata inusitata. Poco male, i rossoblù si sono ripresi parte del credito che vantano con la dea bendata, intascando punti e tanta autostima, venuta a crollare nel precedente turno di campionato con una avvilente sconfitta a Genova. Attenti, però, che non è tutto oro quel che luccica nella indimenticabile serata della vittoria sulla Juve.

Passata l’ubriacatura di gioia della notte – ma la festa continuerà a lungo per questo successo -, sarà opportuno rimettere i piedi per terra e vedere anche l’altra faccia della medaglia. Il Cagliari, oltre al coraggio, alla concentrazione e al sacrificio dei suoi giocatori, non ha fatto una gran che impressione. La Juventus è stata padrona assoluta del campo, con un possesso palla del 78% contro il 22 rossoblù. Sono numeri che contano e che vanno elaborati. La squadra di Pisacane è riuscita a fare un solo tiro in porta nell’arco della partita, e ha fatto gol. I bianconeri ne hanno fatto 21 indirizzati verso Caprile, di cui sette nello specchio della porta. Meno male che i giocatori juventini non sono in fin dei conti quei campioni assoluti che si vuol far credere (e credono di essere), e meno male che il portierone cagliaritano è tornato ad essere sant’Eila Caprile.

La vittoria, usando un eufemismo, non è stata di quelle che traboccano di meriti e capacità. Il Cagliari ha vinto perché il pullman disposto davanti alla porta ha retto per 95 minuti. Per bravura e per fattore C, non importa. Non vada però tralasciata una analisi realistica della gara dei rossoblù. Come non mai, la squadra raramente è stata capace di effettuare più di due passaggi esatti consecutivi, sono stati persi palloni su palloni nella fase di transizione, il povero Kiliçsoy prima e Borrelli poi sono stati abbandonati in avanti e anche loro hanno dovuto ripiegare nella propria metà campo, diventando difensori aggiunti. Alla fine è andata bene, la dea bendata e il cuore gettato oltre l’ostacolo della inferiorità tecnica hanno condotto a una vittoria storica. Bravi, bravissimi i giocatori e l’allenatore Pisacane a non farsi intimidire dal blasone e dalla forza avversaria. Lo stesso approccio alla gara servirebbe anche in partite con le pari grado avversarie dirette. E questo non sempre succede, come Genoa insegna, dove i punti contano doppio.

