Malen e Dossena, duello impari
Interrotta la magia, il Cagliari perde e perde male a Roma contro i giallorossi di Gasperini-Ranieri, dominatori incontrastati in una partita che hanno giocato da soli. I rossoblù all’Olimpico non sono pervenuti, rimasti in Sardegna a cullarsi sugli allori delle precedenti tre partite vinte che li hanno messi in una posizione di relativa tranquillità. La Roma non ha vinto, ha stravinto nonostante il punteggio sia stato solo di due gol a loro vantaggio. Ha comandato il gioco in virtù del suo maggiore tasso tecnico e fisico, ma anche nella determinazione e voglia di far sua la partita. Il Cagliari ha tirato una sola volta in porta al 73’ con Sulemana, giocando davvero male e perdendo pertanto meritatamente.
Pavoletti è entrato nel finale
Trovare il meno peggio fra i giocatori sardi è un problema serio. Ma stavolta è stato il gioco di squadra a mancare. Un collettivo che non riesce a fare tre passaggi di fila giusti, dà molto da riflettere. Ma non è una novità che i rossoblù abbiano nel complesso un bagaglio tecnico abbastanza scadente. Davanti a squadre che col pallone fra i piedi ci sanno fare e hanno un gioco organizzato, i ragazzi di Pisacane pagano inevitabilmente pegno. Non sempre le botte di culo come quella con la Juventus riescono a compensare la differenza dei valori in campo. Sarà bene chiudere subito la brutta parentesi con la Roma portandosi però appresso la lezione ricevuta. Se alla inferiorità tecnica non si supplisce con la determinazione, la concentrazione e la fame di risultato, è scontato che si debba pagare pegno.
Pisacane non è rimasto soddisfatto della prova dei suoi
Come temuto e spesso ricordato, i nodi vengono sempre al pettine. Come quello della affrettata (per quanto conveniente sotto l’aspetto finanziario) vendita di un difensore come Luperto che alla qualità abbina l’esperienza. Sapendo che Mina non è in grado di garantire una presenza costante per i suoi noti problemi fisici, non si doveva arrivare ad avere una difesa senza centrali di sicuro affidamento. Dossena, che non giocava una partita intera da undici mesi per via di un grave infortunio, non poteva avere sopra le proprie spalle il reparto difensivo centrale. La società doveva valutare che sarebbe stato piú che probabile trovarsi in emergenza senza avere rimedi validi. Dossena ha bisogno di tempo per ritrovarsi, va gestito con parsimonia facendogli acquistare progressivamente il minutaggio di gara. Gettarlo in campo chiedendogli di disputare di colpo 95 minuti e con grosse responsabilità, è una follia. O una necessità. Oppure l’una e l’altra, come crediamo sia stato. Ma non si faccia di Dossena un capo espiatorio per la sconfitta senza gloria con la Roma.
Esposito, partita decisamente incolore
È la squadra che è mancata nel suo insieme. Esposito e Adopo sono stati a tratti indisponenti per i tanti palloni persi e passaggi sbagliati, Kilićsoy ha capito cosa significhi essere marcato a uomo, Gaetano puó fare il play se ha spazio e libertà d’azione. Ma, ripetiamo, nessuno ha raggiunto una sufficienza piena, forse solo Palestra l’ha sfiorata. Il prossimo turno in casa con il Lecce arriverà a proposito per un riscatto immediato. Ma servirà avere nuovamente fame di risultato. Altrimenti si torna al punto di partenza, quello di una salvezza ancora tutta da conquistare. Senza false illusioni.

