CAGLIARI (CA) – Occupazione abusiva oppure recupero di un immobile pubblico abbandonato da decenni? È questa la domanda che cambia il modo di leggere la vicenda dei due anziani che rischiano di essere mandati via dalla vecchia casa cantoniera di Sa Scafa, a Cagliari, dopo averci vissuto per oltre 36 anni.
A sollevare la questione è il loro avvocato, Francesco Scifo, che contesta il provvedimento di sgombero disposto da ANAS e annuncia un ricorso al Consiglio di Stato dopo la decisione sfavorevole del TAR Sardegna.
Il punto sul quale insiste il legale è chiaro: quando la coppia entrò nell’edificio, circa quarant’anni fa, la casa non era un’abitazione pubblica funzionante, ma un immobile abbandonato e diroccato.
Secondo Scifo, sono stati proprio i due anziani a recuperarla, eseguendo lavori e interventi che l’hanno resa abitabile. Un’attività che avrebbe impedito alla struttura di fare la stessa fine di altre case cantoniere della zona, oggi ridotte, secondo la sua descrizione, in condizioni di degrado.
Per il legale, quindi, definire questa vicenda semplicemente come un caso di abusivismo significa ignorare un elemento essenziale: i suoi assistiti non avrebbero sottratto una casa utilizzabile alla collettività, ma avrebbero rimesso in condizioni di abitabilità un edificio lasciato al degrado.
Questo non equivale, sul piano giuridico, a riconoscere automaticamente un diritto a rimanere nell’immobile. È però la circostanza che Scifo ritiene fondamentale per valutare la vicenda nella sua interezza.
L’avvocato porta anche un esempio concreto. Proprio di fronte all’abitazione dei due anziani, racconta, si trova un’altra casa cantoniera dalla quale lo scorso anno sarebbe stata allontanata una giovane madre con un bambino piccolo.
Secondo la sua ricostruzione, lo sgombero sarebbe avvenuto con l’intervento delle forze dell’ordine e con la presenza di un’ambulanza.
Dopo l’allontanamento della donna, sostiene Scifo, l’immobile non sarebbe stato recuperato per un uso pubblico, ma sarebbe rimasto abbandonato, trasformandosi in un luogo di degrado.
È un episodio che il legale richiama per spiegare il timore relativo alla casa dei suoi assistiti: che, una volta liberata, possa andare incontro allo stesso destino.
Ma la contestazione di Scifo non riguarda soltanto le condizioni dell’edificio.
C’è anche una questione giuridica che il difensore considera decisiva: ANAS poteva ordinare direttamente lo sgombero oppure avrebbe dovuto rivolgersi a un giudice ordinario per ottenere il rilascio dell’immobile?
Il legale sostiene che ANAS, essendo una società per azioni, non avrebbe potuto utilizzare in questo caso una procedura autoritativa di recupero del bene senza rivolgersi prima al giudice. Secondo la sua interpretazione, l’immobile apparterrebbe al patrimonio dell’ente, ma non avrebbe la natura demaniale che giustificherebbe quel particolare potere.
È proprio su questo punto che è intervenuto il TAR Sardegna.
Scifo ricorda che il tribunale aveva inizialmente sospeso lo sgombero. Successivamente, con una decisione del 13 ottobre 2026, ha però riconosciuto la natura demaniale del bene, respingendo la contestazione della difesa.
Una conclusione che l’avvocato non condivide e che intende impugnare davanti al Consiglio di Stato.
Nell’intervista Scifo solleva inoltre un altro aspetto: secondo quanto riferisce, i due anziani non avrebbero ricevuto un avviso preventivo prima dell’adozione del provvedimento di sgombero, nonostante la loro lunghissima permanenza nell’immobile e i lavori eseguiti.
Anche questa contestazione sarà riproposta nel ricorso annunciato dal difensore.
Resta poi da capire che cosa ANAS intenda fare delle vecchie case cantoniere recuperate.
Il legale richiama la funzione originaria delle case cantoniere, nate per il servizio alla viabilità stradale, e si domanda perché un edificio recuperato debba essere liberato se poi non è previsto un utilizzo concreto.
La vicenda resta complessa. Il TAR ha riconosciuto la legittimità del provvedimento di ANAS, mentre la difesa sostiene che la procedura sia stata utilizzata in modo improprio e che non siano state considerate adeguatamente le particolarità del caso.
Non basta dunque stabilire che i due anziani non sono proprietari della casa. Occorre anche distinguere il giudizio sulla legittimità dell’occupazione dalla storia concreta di quell’edificio e delle persone che lo hanno abitato.
Perché, secondo il racconto dell’avvocato Scifo, la coppia non ha trovato una casa pronta all’uso: ha trovato un immobile abbandonato, lo ha sistemato e vi ha trascorso gran parte della propria vita.
Ora, dopo oltre 36 anni, rischia di doverlo lasciare.
La decisione finale sul ricorso spetterà ai giudici. Ma resta una domanda che merita una risposta anche fuori dalle aule di tribunale: se una casa pubblica viene lasciata per decenni in stato di abbandono e qualcuno la recupera a proprie spese, è sufficiente parlare di occupazione abusiva per raccontare tutta la vicenda?
