7 Ottobre 2026
casa circondariale Ettore Scalas UTA

CAGLIARI (CA) – Il trasferimento dei detenuti sottoposti al 41-bis in Sardegna è ormai diventato uno dei fronti politici più duri tra Regione e Governo, ma anche terreno di scontro tra i partiti sardi sulle responsabilità di una scelta che il Consiglio regionale aveva già formalmente contestato lo scorso febbraio.

Dopo l’arrivo a Uta dei detenuti destinati al nuovo reparto di massima sicurezza, la presidente della Regione Alessandra Todde ha annunciato oggi che la Sardegna impugnerà gli atti davanti al Tar e, in via incidentale, alla Corte costituzionale. La governatrice contesta in particolare il mancato coinvolgimento della Regione e riferisce di non aver ricevuto risposta alla richiesta di accesso agli atti inviata il 4 agosto al Ministero della Giustizia.

Il trasferimento è cominciato il 5 settembre con l’arrivo a Decimomannu dei primi 40 detenuti, successivamente condotti nel carcere di Uta sotto un imponente dispositivo di sicurezza. Il piano indicato per l’istituto cagliaritano prevede complessivamente 92 posti destinati al 41-bis. Le informazioni diffuse oggi parlano di 88 detenuti già trasferiti.

A intervenire nuovamente è anche il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, che ricorda il voto del 24 febbraio scorso.

L’Assemblea sarda aveva approvato con 33 voti favorevoli, 2 contrari e 9 astensioni un ordine del giorno ai sensi dell’articolo 51 dello Statuto speciale, chiedendo al Parlamento di modificare il 41-bis eliminando il riferimento alla collocazione preferenziale dei detenuti nelle aree insulari. Nello stesso atto veniva chiesto al Governo di sospendere nuove iniziative di concentrazione straordinaria di detenuti in Sardegna.

Per Comandini il trasferimento disposto nonostante quel pronunciamento rappresenta una scelta «non concordata né condivisa» con l’Isola.

Sul piano politico si registra intanto il duro intervento del senatore del Pd Marco Meloni, che respinge le accuse rivolte da Pietro Pittalis al centrosinistra e alla presidente Todde.

Meloni punta il dito contro la cosiddetta “preferenza insulare”, cioè il riferimento contenuto nell’articolo 41-bis secondo cui i detenuti sottoposti al regime speciale devono essere collocati preferibilmente in aree insulari.

Il senatore del Pd ricorda di aver presentato già il 1° agosto 2025 il disegno di legge numero 1615 per cancellare quel passaggio. Il testo è stato assegnato alla Commissione Giustizia del Senato e risulta in corso di esame. Il 31 marzo la Commissione Affari costituzionali aveva espresso parere non ostativo, mentre l’iter si è poi fermato in attesa dei passaggi successivi sul parere della Commissione Bilancio.

Il confronto è reso ancora più complesso dal fatto che anche Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia, si è apertamente schierato contro la concentrazione dei 41-bis in Sardegna.

Il parlamentare ha presentato alla Camera il 3 febbraio 2026 una proposta di legge che punta anch’essa a modificare l’articolo 41-bis eliminando la collocazione insulare preferenziale. L’atto risulta tuttavia ancora da assegnare.

Pittalis aveva già contestato pubblicamente il piano dello stesso Governo Meloni, dichiarando alla Camera di volerlo contrastare. Ora però accusa Todde e il Movimento 5 Stelle di dimenticare che la realizzazione del reparto da 92 posti di Uta sarebbe stata rilanciata durante il Governo Conte II, quando Alfonso Bonafede era ministro della Giustizia e Todde ricopriva l’incarico di sottosegretaria allo Sviluppo economico.

Marco Meloni replica spostando il confronto sul presente: se Pittalis è contrario, sostiene il senatore Pd, deve convincere la maggioranza che sostiene il Governo ad approvare la modifica legislativa.

La questione va oltre Uta. Il piano illustrato nei mesi scorsi prevedeva un rafforzamento del circuito 41-bis anche negli istituti di Bancali, Uta e Badu ’e Carros.

A febbraio la Regione aveva indicato la possibilità di arrivare inizialmente a circa 192 posti, con un incremento potenziale fino a 240. In quel momento nelle carceri sarde erano già presenti oltre 90 detenuti in regime speciale, a fronte di circa 720 a livello nazionale.

La controversia riguarda anche i costi e la tenuta del sistema penitenziario. Alla fine di agosto, secondo i dati ministeriali richiamati dall’associazione Socialismo Diritti Riforme, nelle carceri sarde risultavano 2.451 detenuti per 2.583 posti regolamentari, con ulteriori criticità legate alle celle indisponibili e alle esigenze del personale sanitario e penitenziario.

Il fronte politico, dunque, presenta una particolarità: quasi tutte le forze sarde dichiarano di essere contrarie a un’eccessiva concentrazione dei detenuti al 41-bis nell’Isola, ma maggioranza e opposizione si accusano reciprocamente sulle responsabilità del passato e, soprattutto, sulla possibilità di fermare oggi il piano.

Con l’annuncio del ricorso della Regione, il confronto si sposta ora anche sul terreno giudiziario.

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